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Ma quale turismo?!

Lo dico prima che iniziate a leggere: questo post è abbastanza polemico e c'ha anche il dente un po' avvelenato. Di solito cerco di evitare, ma stavolta proprio non posso. Perché qualche volta le cose bisogna anche dirle... si può anche essere arrabbiati ogni tanto per quello che ci sta a cuore. O no?
Perché? Beh, in primis perché si parla proprio del settore in cui con tanta fatica e quasi nessun risultato sto cercando di entrare dalla tesi in poi (e sono già due anni), in secondo luogo perché è una cosa che più in generale credo dovrebbe interessare il nostro paese ed in particolare chi questo paese lo deve governare.
L'articolo di Vincenzo Chierchia su "Il Sole-24ore" di ieri prende in considerazione, attraverso i risultati di una indagine fatta ad hoc dallo Studio Ambrosetti, la situazione del turismo in Italia, in particolare l'attuale caos in cui versano le regioni quanto a gestione del flusso turistico, specie sul web.
Sarebbe da leggere integralmente, ma per fare un riassunto, l'articolo dice che:
- l'Italia è definita dagli esperti mondiali del settore pubblicitario come un fenomenale caso di "lovemark", cioè un mix di esperienze che possono essere considerate, per la loro varietà ed intensità, indimenticabili ed insosituibili. Per questo motivo ogni anno arrivano qui circa 40 milioni di turisti stranieri, attratti dal fenomeno Italia in tutte le sue sfumature.
- Il settore del turismo rappresenta oggi il 12% del Pil del nostro paese.
- L'Italia, a differenza di altri nostri vicini europei come la Spagna o la Francia, non ha ancora un portale unico (il famoso dominio Italia.it) che rappresenti l'offerta turistica complessiva agli occhi di chi decide di venire a visitare il nostro paese.
- Va da sé che le regioni si siano organizzate ognuna di propria iniziativa, generando una confusione ed una disomogeneità di messaggi, di iniziative, di standard proposti sui vari siti regionali.
- Non esiste ancora il concetto che il sito non sia fatto solo per gli italiani, ma sopratutto per i turisti stranieri: tre siti regionali sono esclusivamente in italiano (!!) e solo due hanno una traduzione in giapponese. L'incomunicabilità è il nostro forte.
- Umbria e Molise si autodefiniscono contemporaneamente "il cuore verde d'Italia"... evidentemente c'è un problema di contestualizzazione sul territorio nazionale.
- "la comunicazione turistica ha una scarsa attinenza con i flussi turistici di pertinenza della regione", quindi il risultato è che un turista che decide di venire qui è necessariamente un "turista per caso", che si è procurato le informazioni come meglio ha potuto, senza fonti ufficiali, probabilmente ignorando molte delle possibilità che avrebbe di valorizzare il proprio soggiorno.

Insomma questo è solo per dire che la situazione in cui siamo è, a mio parere, scandalosa!
Ma analizzare la questione dei siti, che comunque significa valutare in che modo l'idea del turismo viene percepita e conseguentemente quali strategie vengono messe in atto a questo riguardo, alla fine significa valutare una questione più generale, cioè quella del nostro patrimonio (inteso nel senso più vasto possibile, cioè quello che ci caratterizza, la nostra identità) e della considerazione che abbiamo di esso. Siamo veramente il paese di una non progettazione, delle cose fatte a casaccio, anche quando invece ci sarebbe tutto il bisogno di pensarle un po'.
Mi fanno ridere i discorsi sul fatto che mancano le risorse e i fondi per la cultura perché... ci sono troppe cose da salvaguardare, per il semplice fatto che i soldi per produrre reality-show di pessima qualità li troviamo ogni anno e anche in abbondanza stando agli attuali palinsesti televisivi. Tanto per fare un esempio di quelli che proprio mi stanno qui. Non abbiamo i soldi per una promozione turistica decente, ma alla stazione termini di Roma ci sono schermi di pubblicità telefoniche lungo tutti i binari.

Il settore culturale è l'ultima ruota di un carro che fa fatica ad andare avanti perché nemmeno ci sforziamo di accorgerci che quello che abbiamo tra le mani potrebbe essere una risorsa di miliardi, se solo imparassimo a gestirlo in maniera degna ed intelligente!
I laureati usciti dalla mia facoltà devono rinunciare all'idea che potranno lavorare nel settore per cui hanno studiato perché l'immobilità regna sovrana. Chi ha un posto in un altro ambito qualunque se lo tiene perché tanto lavorare nell'ambito culturale è un sogno lontano nel nostro paese. Beh, è logico, non abbiamo le risorse, no?! Che potrebbe mai fare uno laureato in conservazione dei beni culturali?
La taglio qui perché altrimenti dico cose a sproposito (forse l'ho già fatto), ma penso si possa leggere da queste righe l'indignazione e l'amarezza di chi ha coltivato e coltiva il sogno di lavorare per questo paese e vede che gli sforzi sono spesso scoraggiati, che l'esperienza che si vorrebbe fare non è possibile, non ci sono i luoghi e gli spazi per crescere e maturare in questo settore.
Qui bisogna rifare tutto, ma rifarlo seriamente! Aggiornare il sistema di gestione di un intero paese e metterlo al passo con i tempi, guardare avanti, valorizzare, spendere energie, fantasia, testa, muscoli e ripartire da zero. Altro che mancanza di posti di lavoro!!
Forse quando i nostri governanti prenderanno seriamente in considerazione l'idea che l'Italia non ha che da guadagnare dal fenomeno della globalizzazione e della mobilità e che deve mettersi al servizio del turismo globale in modo intelligente, allora forse vedremo qualche cambiamento.
Scusatemi, ma per ora la vedo veramente grigia.

25 09 06 - 21:11 | tre commenti | plink

Liberi di... essere

Questa settimana mi aspetta un viaggio tutto europeo.
Meta Budapest, passando per Trento e Vienna. Partiamo martedì mattina presto.
Sono emozionata!
Dato che mi è stato chiesto di prepararmi per tentare di "fare da guida", adesso sono in quella fase di trepidazione tipica di tutte le volte che aspetto di andare a vedere un quadro, una chiesa, un edificio, un'opera che ho imparato a conoscere a distanza e che poi vedrò dal vivo...
Vienna, a dire il vero, l'ho già visitata con i miei compagni di liceo, in gita... che tempi! Ho ripreso in mano le vecchie foto, come eravamo buffi!! Sembra passato un secolo!

Beh, tra le foto ho ritrovato questa.


Anche all'epoca, come adesso, mi aveva affascinato la stupenda Hundertwasserhaus, che aspetto di rivedere ancora.
Sarà che negli ultimi anni sto soffrendo fortemente il cambiamento del mio "quartiere", che da campagna che era sta, a mio parere, snaturandosi per adattarsi alle nostre frenetiche esigenze di produzione, di commercio, di nuove aree urbanizzate con edifici freddi, estranei al contesto.
Mi sembrano, queste case popolari viennesi, un esempio di assoluta libertà, creatività, voglia di vita.
E sopratutto mi affascina l'idea di un'arte che vuol entrare in profondo contatto con la gente, cambiando il modo di guardare l'architettura, l'ambiente.
Siamo per forza costretti ad abitare in città in cui non ci riconosciamo? Spero di no!

Buona settimana a tutti! A presto!

10 09 06 - 20:10 | tre commenti | plink

Italia "museo a cielo aperto" nel patrimonio europeo


Il 23 e 24 settembre un'altra bella occasione per aprire i nostri tesori di arte e cultura a tutti, alla riscoperta delle radici europee.
Il titolo delle Giornate Europee del Patrimonio di quest'anno "un patrimonio venuto da lontano" invita a riscoprire quanto il nostro paese sia stato crocevia di popoli e culture che hanno lasciato forte la loro impronta.
Forse che dal passato possiamo trovare una chiave di lettura anche per il presente sempre più multietnico che stiamo vivendo.
Tutti i luoghi d'arte statali saranno visitabili gratuitamente.
Qui i programmi per le varie regioni e il numero verde per avere ulteriori informazioni.
A Genova, interessante la conferenza del 23 settembre alla Commenda di Prè ore 15,00, sulla Commenda, "ospitale" medievale punto di accoglienza sulle rotte medievali.

06 09 06 - 18:11 | nessun commento | plink

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